Umberto Giorgione |
testi critici | ||
Via
Emilio Po, 221 |
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u.giorgione@libero.it |
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| Enzo FABIANI | Carlo CREMASCHI | Silvia FERRARI |
Per
Umberto Giorgione Enzo Fabiani |
| Per Umberto Giorgione (in
una vecchia casa del quartiere industriale della sacca a Modena) Ho incontrato Umberto per la prima volta dopo aver attraversato i labirinti di Vargas, una sorta di viaggio dentro se stessi. Era nell'ultima stanza e mi offriva silenziosamente una tazza di the, abbigliato in modo vagamente sudamericano. Lo rivedo oggi dentro questa vecchia casa di campagna, testimone di un passato di vacanze fuori porta, oggi circondata da un agglomerato disordinato di fabbrichette. Siamo seduti su una pedana di legno che deve essere stata testimone di lente meditazioni orientali. Siamo circondati dai suoi dipinti. Ne parliamo. Le immagini che abitano i suoi quadri non sono frutto di un progetto o di una volontà. Sembrano essere state fermate su una tela in una fase intermedia, tra l'apparire e lo scomparire, stanno lì non del tutto finite, sospese in uno stato liquido che anche i toni blu del colore sottendono, galleggianti in una sorta di liquido amniotico. Sono presenze che alludono ad uno stato pre-natale dell'essere precedente all'imperioso affermarsi della coscienza razionale, sogni respirati di percezioni prelinguistiche. Non c'è dimensione, non c'è fondo. Le figure e i colori alludono ad uno stato senza limiti, solo conchiusi dal limite necessario del telaio. Evocano riverberi cromatici mediterranei e memorie di quella parte del centro Italia, la terra di Benevento, in cui è nato e da cui proviene anche Mimmo Paladino, del cui lavoro si avvertono le influenze nelle opere di Giorgione, quell'area sannita e longobarda dove si mescolano influssi del nord celtico, con i venti caldi provenienti dallo spirito profondo della costa africana e dove aleggiano ancora i riti ancestrali di popoli arcaici. Anche le streghe... Carlo Cremaschi |
| La pittura di Giorgione parla
alla coscienza di questo nuovo corpo - corpo sensibile - e racconta della magia
dell'incontro con l'in-visibilità del mondo: le cose mostrano il loro lato più
misterioso, oscuro, invisibile che l'incontro fa emergere come visibile.
Le immagini della pittura, vissuta come esperienza visiva tra altre esperienze sensoriali
presenti, testimoniano di stati di coscienza nascosti, latenti dentro di noi e fuori di
noi; riportati ad un eterno presente il tempo passato, quello fututo e quello della
coscienza liberano l'inconscio, le sue immagini, i suoi desideri. Stati di realtà: la
nostra coscienza viene smossa affinchè ne possa percepire diversi stratificati e
coesistenti. Testimoni silenziosi ci parlano di essi: presenze asessuate, angeli senza
ali, volti che appaiono improvvisamente come custodi di una scena quotidiana di viaggio.
Sospensione: un fiore rosso svela il suo mistero librandosi, solitario, in cielo. Lo
spazio pittorico è luogo della sensazione dove l'immagine è apparizione, sogno, dove si
compie il miracolo dell'incontro. Sul capo di un uomo poggia, gravando sul suo corpo, un
grande essere alato, ma aereo, leggero. "Il mondo gira gira fino a quando
incontrerai te stesso": l'incontro vero che attende l'uomo è infine quello con
se stesso, prefigurato nella esperienza artistica da presenze premonitrici come la testa
di toro, l'angelo senza le ali, le figure con le braccia aperte, con moto ascensionale,
verso l'alto. Dono: mani bianche, fili di rame, l'incontro è visto come dono, come gioco
di prestigio, come passaggio di energie. EEnergia: attraverso la capacità visionaria del
colore si entra nella dimensione degli stati misteriosi di realtà: arancione, blu,
azzurro sono campi di energie in moto, segnati da elementi indicatori dello scorrere di
forze generatrici, come le spirali, i fili ramati, le teste di toro. Silvia Ferrari |